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Paragrafo 5 . Conservatori, liberali e laburisti in Inghilterra.

     
Dal  1870  al 1914, l'Inghilterra si conferm quale stato europeo  pi
liberale.  Il sovrano (sino al 1901 la regina Vittoria; poi,  sino  al
1910  re  Edoardo  settimo; dal 1910 re Giorgio quinto)  aveva  poteri
assai   limitati  e  il  governo  era  sottoposto  al  controllo   del
parlamento.  Un'ampia  ed  attiva  partecipazione  sociale   conferiva
vivacit  a  tutto  il sistema politico, favorendo  l'alternanza  alla
guida del paese tra conservatori e liberali.
     I  conservatori, capeggiati da Benjamin Disraeli, governarono dal
1874  al  1880, quando furono sconfitti alle elezioni, in  seguito  al
riacutizzarsi   della  questione  irlandese,  ad   alcuni   insuccessi
coloniali  e a difficolt economiche. I liberali, tornati al  governo,
vi  rimasero sino al 1886, quando il loro leader William Gladstone  fu
costretto   a   dimettersi,  perch  la  sua  proposta  di   concedere
l'autogoverno all'Irlanda incontr la decisa ostilit dei conservatori
e  dei liberali cosiddetti "unionisti", cio favorevoli all'unione tra
Gran Bretagna e Irlanda, guidati da Joseph Chamberlain. Conservatori e
liberali unionisti guidarono il paese dal 1886 sino alle elezioni  del
1906,  quando, avendo perso consenso in seguito alla presentazione  di
un   progetto   per   l'attuazione   di   una   politica   commerciale
protezionistica, furono seccamente sconfitti
     
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     dai  liberali, che conquistarono una schiacciante maggioranza,  e
dai laburisti, che entrarono per la prima volta alla camera con trenta
deputati.
     L'alternanza tra conservatori e liberali ebbe importanti  effetti
in  politica  interna, in quanto i due schieramenti, stimolati  da  un
antagonismo produttivo, si impegnarono nella realizzazione di numerose
riforme.
     In  campo  sociale, i conservatori legalizzarono  il  diritto  di
sciopero  e adottarono misure relative agli infortuni sul lavoro  e  a
tutela   dei   disoccupati,  mentre  i  liberali,  grazie  soprattutto
all'opera di David Lloyd George, ministro delle finanze tra il 1906  e
il  1914,  elaborarono un quadro legislativo organico,  con  il  quale
furono  poste le basi del moderno stato assistenziale (welfare state),
impegnato  nella  erogazione dei servizi sociali essenziali  a  favore
della  collettivit.  Oltre alla riduzione  ad  otto  ore  dell'orario
lavorativo    dei    minatori,   venne   stabilita    l'obbligatoriet
dell'assicurazione  contro  le malattie e  la  disoccupazione,  furono
introdotti il salario minimo e la pensione di vecchiaia a carico dello
stato e vennero istituiti uffici di collocamento pubblici.
     Sia  i  conservatori che i liberali favorirono  il  miglioramento
del  sistema scolastico, introducendo l'obbligatoriet dell'istruzione
elementare e aumentando i finanziamenti pubblici. Si verific cos  un
incremento della scolarizzazione, tanto che, gi alla fine secolo,  la
percentuale degli analfabeti era solo del 3%.
     In  campo politico, le principali novit riguardarono il  sistema
elettorale e i rapporti istituzionali. Con due leggi, varate nel  1884
e  nel  1913,  gli  elettori passarono prima a cinque  e  poi  a  otto
milioni.  Nel  1911,  con il Parliament Act, venne  ridimensionato  il
potere della camera dei Lords. Quest'ultimo provvedimento pose fine ad
un vero e proprio conflitto istituzionale, scoppiato quando il governo
liberale,  per far fronte alle maggiori spese derivanti dalle  riforme
sociali  e  dal  potenziamento  della  flotta,  present  una  manovra
fiscale,  con  la  quale, attraverso la progressivit delle  aliquote,
veniva  aumentato  il  prelievo sui redditi pi elevati  e  su  quelli
fondiari   in   particolare.  I  Lords,  rappresentanti   dei   grandi
proprietari  terrieri, avevano opposto il veto, bench la  prassi  non
prevedesse   l'esercizio  di  tale  diritto   per   respingere   leggi
finanziarie.  Il conseguente conflitto si concluse con  l'approvazione
del  Parliament  Act,  che  attribuiva ai Lords  solo  la  facolt  di
respingere  per non pi di due volte le leggi approvate  dalla  camera
dei comuni.
